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Scritto il 20/12/2025
da Antonella Balducci


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Dott.ssa Sara Anna Polimeno biologa Nutrizionista, laureata in Nutrizione Clinica presso la
Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Campus Bio Medico di Roma con votazione 110/110 e lode.
Ha conseguito l’abilitazione per l’esercizio della professione di Biologo Nutrizionista (AA_072681) nel 2014 presso l’Università della Tuscia, Viterbo.

Durante il percorso universitario, ha concentrato studi e tirocini in più complessi ospedalieri della regione Lazio e studi di nutrizione privati nell’ambito delle malattie metaboliche (diabete, ipertensione, dislipidemie) e malattie oncologiche, facendo della nutrizione una potente arma nella prevenzione e come affiancamento alla terapia nella malattia già diagnosticata.

Altri campi di applicazione si orientano nella guida del paziente ad una corretta educazione alimentare, finalizzata non solo al raggiungimento dell’obiettivo ma soprattutto al correggere gli errori che molto spesso vengono commessi a tavola ed evitare che si possano verificare in futuro. Impegnata in corsi di formazione e di educazione alimentare in ambito scolastico e privato.

Cofondatrice del progetto “Corpo e Mente”, che vede la collaborazione di due figure professionali (Psicoterapeuta e Nutrizionista) in stretta collaborazione tra loro per fronteggiare le problematiche legate ai disturbi del comportamento alimentare.


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ARGOMENTO DELLA SETTIMANA: "Thoracic Bridge: l’esercizio di mobilità per postura e mal di schiena dopo ore seduto a tavola"..


Dopo ore passate seduti a tavola, il corpo chiede pietà. Il Thoracic Bridge è la risposta: un movimento elegante che apre il torace, estende le anche e cancella la rigidità in un attimo

Ti senti un origami venuto male dopo le feste? Ecco come dispiegare schiena e spalle in un unico movimento fluido e liberatorio.

  • Dopo ore a tavola o in auto, la postura tende a chiudersi trasformandoci in gusci rigidi.
  • Il Thoracic Bridge è un movimento dinamico che inverte la chiusura del corpo.
  • Lavora simultaneamente su apertura del torace, estensione delle anche e attivazione dei glutei.
  • Non è solo stretching statico, ma un flusso che migliora la mobilità rotazionale.
  • Eseguirlo correttamente richiede coordinazione: spinta dei piedi e allungamento del braccio.
  • Bastano poche ripetizioni per sentire un reset posturale immediato.

Ti senti “accartocciato” dopo il pranzo di Natale? È normale.

C’è un momento preciso, solitamente collocato tra il secondo caffè e la proposta indecente di una fetta di panettone avanzato, in cui la tua schiena ti presenta il conto. Non è un dolore acuto, è più una sensazione di essere diventato strutturalmente inadeguato alla posizione eretta. Dopo ore passate seduti a tavola, con le spalle curve verso il piatto e il bacino incollato alla sedia (o al sedile dell’auto, se sei reduce da un viaggio della speranza), il tuo corpo ha assunto la forma di una C.

Ti senti un po’ un gamberetto. O un origami piegato male. La catena anteriore si è accorciata, i flessori dell’anca sono serrati come nodi marinari e le spalle sembrano voler proteggere il cuore da un attacco imminente. È la biologia che risponde all’ambiente: se stai chiuso per ore, il corpo diventa bravo a stare chiuso. Il problema sorge quando provi ad alzarti e pretendi di funzionare ancora come un essere umano atletico, o quantomeno mobile.

Non serve correre ai ripari con sessioni di stretching statico infinite che, in questo momento, sarebbero noiose quanto inutili. Serve qualcosa che dica al tuo sistema nervoso: “Ehi, è tutto ok, possiamo riaprirci”.

Il thoracic bridge: l’esercizio che apre tutto ciò che è chiuso.

Se frequenti ambienti legati al movement o all’Animal Flow, probabilmente lo hai già visto: il thoracic bridge è quel movimento elegante, quasi coreografico, in cui una persona a terra spinge il bacino verso l’alto e allunga un braccio all’indietro, creando un arco perfetto.

Non lasciarti ingannare dall’estetica: non è una posa per Instagram, è pura medicina meccanica. Il thoracic bridge è l’antidoto perfetto alla “postura da scrivania” o, in questo caso, da “postura da abbuffata”. Perché funziona? Perché fa esattamente l’opposto di quello che hai fatto nelle ultime sei ore.

Mentre stare seduti comprime, il ponte espande. Mentre la guida chiude le spalle, il ponte le ruota e le apre. È un movimento che combina l’estensione dell’anca (grazie ai glutei che si svegliano dal letargo) con la rotazione e l’estensione della colonna toracica. È un gesto complesso che diventa semplice appena capisci il ritmo: spingo, ruoto, apro.

Benefici: spalle, anche, schiena e respiro in un colpo solo.

La magia di questo esercizio risiede nella sua efficienza. In un mondo ideale avremmo tempo per mobilizzare ogni articolazione singolarmente, ma la realtà è che spesso abbiamo solo cinque minuti prima che qualcuno reclami la nostra attenzione.

Il thoracic bridge è un esercizio “all-in-one”.
Innanzitutto, agisce sulla colonna toracica. La rigidità in questa zona è la nemica numero uno per chi corre o fa sport, perché se il torace non ruota e non si estende, sarà la zona lombare a dover compensare (e la zona lombare odia dover fare il lavoro altrui).
Poi ci sono le anche. Spingendo il bacino verso l’alto, obblighi i flessori dell’anca ad allungarsi dinamicamente, contrastando l’accorciamento dovuto allo stare seduti.
Infine, c’è il respiro. Aprendo la cassa toracica e allungando il braccio sopra la testa, crei spazio. I polmoni ringraziano, il diaframma lavora meglio e quella sensazione di oppressione post-prandiale tende a svanire. Ti senti letteralmente più alto.

Tutorial passo-passo: come fluire nel ponte (senza forzare).

Non serve forza bruta, serve intenzione. Ecco come eseguirlo senza sembrare un contorsionista improvvisato.

  1. La partenza (Crab Position): siediti a terra. Piedi appoggiati al suolo alla larghezza delle anche, ginocchia piegate. Mani appoggiate dietro di te, con le dita rivolte all’indietro (lontano dal corpo). Il petto è già aperto, non insaccarti nelle spalle.
  2. L’innesco: stacca il bacino da terra di pochi centimetri. Questa è la tua base. Ora, scegli un braccio che farà da perno (diciamo il sinistro) e uno che viaggerà (il destro).
  3. La spinta: premi forte con la mano sinistra e con entrambi i piedi a terra. Contrai i glutei per spingere il bacino verso il soffitto. Non è la schiena che inarca, sono le anche che spingono.
  4. La rotazione e l’allungo: mentre il bacino sale, stacca la mano destra e portala sopra la testa, disegnando un arco. Il tuo sguardo deve seguire la mano sinistra che è rimasta a terra. Questo è il segreto per proteggere il collo e garantire la giusta rotazione.
  5. Il punto di arrivo: cerca di allungare la mano destra verso il pavimento dietro di te, ma senza toccarlo per forza. L’obiettivo è sentire una linea di tensione piacevole che va dal ginocchio destro fino alla punta delle dita della mano destra.
  6. Il ritorno: ripercorri la strada al contrario. Abbassa il bacino, riporta il braccio in posizione iniziale controllando il movimento. Atterra morbido.

Bastano 5 ripetizioni per lato per sentirsi rinati.

La bellezza del thoracic bridge è che non devi farne cento. Non è un esercizio di endurance, è un segnale di sblocco. Cinque ripetizioni ben fatte per lato sono più che sufficienti per resettare il sistema.

Eseguile lentamente. Inspira mentre prepari il movimento, espira mentre raggiungi la massima estensione e apertura. Goditi quel momento in cui sei completamente esteso, senti la pelle dell’addome che si tende leggermente e le spalle che finalmente rilasciano la tensione accumulata.

Dopo aver finito, alzati in piedi. Fai un respiro profondo. Noterai che l’aria entra più facilmente, che le spalle sono scese di un paio di centimetri e che la sensazione di essere un “guscio vuoto” è sparita. Ora sei pronto per affrontare il resto della giornata, o magari, con rinnovato coraggio, persino quel pezzo di torrone che ti guardava male.

Buon Lavoro!

Antonella Balducci


RICETTA DELLA SETTIMANA:MACCO DI FAVE DI PISTACCHI, BESILICO E POMODORINI...


Ci sono tante versioni tradizionali in tutto il sud Italia di questo splendido piatto della cucina regionale dove le fave seccate nella stagione della loro abbondanza diventano un tesoro con cui preparare sane prelibatezze valorizzando le preziose proteine vegetali che contengono come tutti i legumi e deliziando il palato a tavola!

In questa versione sono valorizzate da una piccante base di cipolle e peperoncino, da togliere o lasciare seconda tolleranza e preferenza, e inizialmente dall’intenso alloro poi sostituito in fase di rifinitura dall’estivo e mediterraneo basilico fresco.

Il macco è poi accompagnato dai dolci e aromatici pomodori datterino e completato nel finale dagli altrettanto mediterranei pistacchi, forse oggi fin troppo abusati, ma particolarmente adatti a dare un croccantezza al piatto ricollegandosi anche come colore alla base di fave.

Ingredienti per 4 persone:

  • 350 g di fave secche sbucciate messe a bagno per 12-18 ore,
  • 4 foglie di alloro,
  • 2 cipolle bianche,
  • 1 peperoncino fresco,
  • 200 g di pomodorini datterino,
  • 1 mazzetto di basilico fresco,
  • 160 g di pistacchi non salati,
  • olio extravergine d'oliva,
  • sale

Preparazione

  1. Sciacquare bene le fave messe a bagno dal giorno prima, disporle in una pentola insieme a 2 litri d'acqua e alle foglie di alloro pulite, portare ad ebollizione, salare leggermente e cuocere lentamente facendo asciugare quasi completamente il liquido.
  2. Nel frattempo sbucciare le cipolle, affettarle, disporle in una padella insieme al peperoncino e 3-4 cucchiai d’olio d’oliva, coprirle e rosolarle per 20-25 minuti a calore basso.
  3. Lavare con cura i pomodorini datterino, tagliarli a dadini e condirli con il basilico lavato lasciato a foglie intere, poco sale e 2 cucchiai di olio a crudo.
  4. Sgusciare i pistacchi e tritarli o frullarli finemente in modo da ridurli in polvere.
  5. Aggiungere alle fave il soffritto di cipolle conservando o eliminando il peperoncino a piacere, mescolare, eliminare le foglie di alloro e unire invece le foglie di basilico usate per insaporire i pomodorini, frullare finemente il tutto fino a ottenere una densa crema da regolare di sale.
  6. Unire la metà dei pistacchi frullati o tritati e distribuirla nei piatti, mettere nel mezzo i pomodorini, cospargere con i pistacchi rimasti e servire subito.

Buon Appetito!

Antonella Balducci